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Come e perché

  

Isaac Newton, sconosciuto ai più per i suoi studi sull’ebraico biblico, affermò: “Se il popolo eletto, con Mosè, la legge e i profeti non riconobbe il Messia, tanto più noi se non comprendiamo le Scritture saremo sorpresi dal suo ritorno...”.

 

I ricercatori che partecipano a questo studio ritengono che Gesù sia la via, la verità e la vita. Egli usa ogni argomento tratto dalle Scritture, dalla Natura e dalla vita quotidiana, e in diversi passi dei Vangeli cita Adamo ed Eva, Caino, Abele, Noè e il diluvio.

Questa traduzione della Creazione è diversa. Che cosa possiamo dire? Che “Colui che era, prima che Abrahamo fosse.” (Giov. 8.58) e “Colui che era, prima che il mondo fosse.” (Giov. 17.5) ignori la scienza etimologica? Sarebbe stato edificante parlarne con gli interlocutori dell’epoca, così già aspramente divisi in fazioni proprio a causa dell’interpretazione, letterale o allegorica, delle Sacre Scritture? (Oggi le diverse confessioni all’interno del cristianesimo sono circa 500).

I suoi interlocutori possedevano le nozioni scientifiche per poter comprendere ciò che il tempo causa al linguaggio?

Oggi, nella familiarità del suo affetto non temiamo di dire “Eppur si muove...” consapevoli di avere solo porzioni di verità, in apparente contrasto tra di loro.

 

I vari componenti della redazione di Genesi Restituita da circa sette anni studiano l’ebraico biblico e lavorano sulla lingua originale in cui è scritta la Bibbia; le motivazioni sono più o meno comuni, cioè cercare di comprendere i motivi di quella insanabile differenza fra la Creazione e il Vangelo. La differenza fra un Dio che “si pente di aver fatto l’uomo” (Gen. 6.6) e lo stesso Dio che attraverso Gesù dice: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e tu ancora non mi hai conosciuto?” (Giov. 14.9). Cercare di comprendere il motivo per cui il testo della Creazione, il quale non a caso inizia la Bibbia, è considerato da tutti gli archeologi e gli scienziati, laici e religiosi, un testo mitologico, indubbiamente antico e originale ma un testo mitologico.

Così la Provvidenza ha voluto farci scoprire, e studiare a dovere, l’opera La lingua ebraica restituita, 1815, del glottologo francese Fabre Antoine d’Olivét. Il titolo stesso dell’opera annuncia gli eventi e i dati storici: 35 secoli ci separano dall’edizione originale, in lingua ebraica, del testo della Creazione; chi lo ha posseduto e detenuto con immensa cura, non ha potuto far altro che interpretare come meglio poteva ciò che ormai era andato perduto, traducendo in lingua Greca, grazie a Tolomeo II Filadelfo, 23 secoli fa per la Biblioteca di Alessandria.

Ma in quel lasso di tempo, 12 secoli, in cui il popolo Ebraico subì numerose deportazioni, avvenne la perdita dei significati più complessi e ormai incomprensibili della Creazione; rimase solo la conoscenza delle frasi più semplici, di quelle frasi che poterono sopravvivere nel linguaggio comune e quotidiano.

Chi conosce la differenza fra la lingua Inglese attuale e la stessa al tempo di Shakespeare, può farsi un’idea dell’azione del tempo sulle lingue; e stiamo parlando di soli quattro secoli, nei quali già da tempo la letteratura era pressoché una scienza e quindi, secoli molto diversi da quei 12 sopra citati.

Quanto fissato dalla traduzione in Greco, traduzione chiamata Septuaginta o LXX, è tutto ciò che rimane dell’antichissima lingua; e la LXX è divenuta il dizionario e la grammatica della lingua Ebraica. Qualsiasi delle nostre moderne o antiche traduzioni della Bibbia derivano dalla LXX; la quale precede ed è quindi la fonte di ogni altra traduzione, in Copto, Etiopico, Arabo, Siriano, Persiano e dei Targum.

E la LXX è quella barriera invalicabile che ci separava dai significati profondi, completi e perduti; barriera di fronte alla quale hanno fallito tutti i dotti, i sapienti e i ricercatori del passato, tutti, dal terzo secolo a.C. fino all’ottocento, fino a d’Olivét.

 

La scoperta di d’Olivét, scoperta incredibile e inaccettabile per la comunità scientifica di allora e di oggi, è quella di notare, e provare, che la lingua Ebraica, con i propri caratteri, esprime l’idioma geroglifico egizio, alla stessa identica maniera della lingua Copta, la quale invece utilizza i caratteri della lingua Greca. L’antica lingua degli Egizi invece di essere scritta mediante i Geroglifici o in Demotico, è scritta con altri caratteri, i caratteri dell’alfabeto della lingua Greca per il Copto e i caratteri dell’alfabeto Ebraico per la lingua Ebraica.

Queste frasi che ora state leggendo sono scritte in Italiano, potremmo tradurle in Braille o in codice Morse; è cambiato il mezzo con cui ci siamo espressi, ma la lingua, l’idioma, è sempre lo stesso, è l’idioma della lingua italiana, con il proprio lessico, grammatica ed espressioni idiomatiche.

Su queste basi, cioè l’idioma Geroglifico egizio, e circa vent’anni prima che Champollion pubblicasse le sue scoperte, d’Olivét redige il dizionario etimologico, col quale restaura la grammatica della lingua Ebraica dalle profonde alterazioni prodotte dalla LXX e ritraduce il testo della Creazione; purtroppo solo in parte la traduzione è corretta, poiché dopo i primi fatali errori l’esito logico e filologico è stato irrimediabilmente compromesso.

 

Ma ogni onore va a d’Olivét, al quale semplicemente mancarono due secoli di progresso scientifico, cioè non gli fu possibile comprendere, e quindi tradurre, argomenti di cui ignorava completamente l’esistenza. Quelle poche, ma fondamentali, cose che d’Olivét non riuscì a comprendere e a decifrare, le attribuì alla volontà protettrice dell’autore dell’antico testo e cioè, scrivere, documentare o divulgare, ma a diversi livelli, per adepti e per profani; è risaputo lo zelo per la riservatezza degli Ebrei per i loro libri sacri; ed essi furono certamente costretti da Tolomeo II a tradurli in Greco per la Biblioteca di Alessandria; inoltre d’Olivét riteneva anche che gli autori della LXX fossero i riservatissimi Esseni.

Noi abbiamo solo aggiunto ulteriori studi alla sua grande opera, con software per gli studi biblici e le nuove e straordinarie conoscenze scientifiche, inimmaginabili nei primi dell’800. In sette anni di lavoro abbiamo apportato grandi progressi, portando quasi al completo la traduzione; ma sempre con la premessa, e l’intima e sincera promessa, di gettare via tutto alla prima incongruenza o contraddizione che non avesse superato l’esame delle nostre esigenti coscienze.

Al contrario delle versioni bibliche, (che ripetiamo, sono le copie tradotte in italiano della LXX) le quali, per mantenere l’argomento narrato, modificano all’occorrenza il significato di moltissime parole (l’affermazione è facilmente verificabile), noi abbiamo ristabilito il significato di molte parole nella nuova traduzione ma le nuove parole rimangono sempre le stesse, ovunque esse ricorrono, in ogni versetto dell’intero testo; e le nuove parole confermano la frase o il contesto che le contiene e, a loro volta, sono confermate dalle frasi o dal contesto; e sebbene il testo restaurato sia in generale completamente diverso dalle versioni bibliche, esso non ne stravolge la struttura narrativa, nel suo scorrere e nelle varie digressioni, ma vi si inserisce perfettamente.

Con ciò intendiamo dire che sebbene sembri incredibile e inaccettabile, la nuova traduzione è il frutto esclusivo del dizionario etimologico e di continue, incrociate e immancabili conferme; da questo punto di vista è perfetta e ineccepibile, in qualsiasi modo la si voglia aggredire o criticare, dal punto di vista logico, filologico, grammaticale, etimologico, storico, scientifico o religioso.

 

Il dizionario etimologico è del tutto simile ai dizionari delle nostre lingue attuali, parte delle radici verbali hanno una sola accezione, un’altra parte ha due o più accezioni e infine un’altra parte ha una varietà molto ampia di accezioni; e come ogni traduttore sa, una e una soltanto può essere l’accezione adatta per ogni parola, quando si traduce un qualsiasi testo da una lingua all’altra.

Per quanto riguarda il significato dei nomi dei numeri, chiunque non rifiuti a priori il restauro del testo, non può non riconoscere insieme a noi, che l’autore del testo ne fa un uso soprannaturale. I numeri, facendo un esempio non lontano dalla realtà, è come se fossero delle coordinate scritte sul retro di ogni singola tessera che compone l’intero disegno; molto spesso il significato dei loro nomi è stato di fondamentale aiuto, nel ristabilire il senso di versetti incomprensibili; poiché indicandoci l’argomento del versetto, riducevano a una sola l’accezione di ognuna delle cinque o dieci parole che componevano il versetto, portando ognuna delle singole parole a concordare con tutte le altre del versetto, il quale poi concordava con il precedente e il successivo e con l’intero testo.

In conclusione, grazie agli studi del d’Olivét, il dizionario etimologico restaura la grammatica e il significato dei nomi dei numeri; il dizionario etimologico, la grammatica e il significato dei nomi dei numeri restaurano il testo e il testo, a sua volta, conferma il dizionario etimologico, la grammatica restaurata e il significato dei nomi dei numeri.


Perché noi?

I grandi del passato purtroppo non ebbero le scoperte di d’Olivét; e i tanti, o forse pochi, che hanno studiato la sua opera non hanno avuto lo stesso nostro coraggio, umiltà e fortuna nella ricerca esclusivamente scientifica; poiché questa ricerca, all’inizio e apparentemente, produce dei contrasti perfino con le parole di Gesù, il Quale in diversi passi cita Adamo, Eva, Caino, Abele o Noè quali persone o il diluvio e l’arca con i significati a noi noti.

In alcuni casi Gesù sgrida i suoi discepoli per la loro mancanza di fede; ma quando ritorna a loro dopo essere risorto, dice semplicemente: “Metti qua il dito e guarda le mie mani, stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo ma credente” (Giov. 20.27); e noi riteniamo che “tocca con le tue mani”, cioè usa tutti i tuoi sensi, sia la base e il criterio della scienza moderna.

 

L’analisi scientifica

Purtroppo, ogni altro documento storico, privo di questo importante, interessante e compromettente contenuto, alla luce di nuove scoperte sarebbe analizzato scientificamente.

 

Premesso che al momento non esiste alcuna documentazione che attesti l’autenticità e l’attendibilità del dizionario etimologico, il dizionario etimologico comunque esiste ed è molto specifico e dettagliato; quindi, a nostro avviso, l’analisi scientifica del restauro pubblicato in questo sito, dovrebbe svolgersi attraverso tutte le regole che governano il linguaggio e rispondere anche ai seguenti requisiti:

Il dizionario etimologico è identico ai dizionari delle altre lingue?

La lingua Ebraica è identica alle altre lingue per ciò che riguarda la suddivisione delle parole in radici o morfemi e affissi?

Ogni singola parola del testo restaurato proviene dal dizionario etimologico?

Sono rispettate tutte le regole grammaticali?

Il testo rispetta la logica e la filologia?

Il testo restaurato, per quanto molto diverso dal testo dalla LXX, si adatta perfettamente nella struttura narrativa della stessa LXX senza alterarla?

Il testo concorda dal punto di vista religioso, storico e scientifico?

Gli autori del restauro forniscono esaustive motivazioni sulla presunta imperfezione e parzialità della LXX?

Eminenti linguisti, intere università oppure dei computers adeguati, potrebbero alterare un qualsiasi testo, antico o moderno, producendone un restauro il quale rende dubbio o invalida l’originale?

 

Nel restauro si afferma che: “alcuni versetti non fanno parte del testo originale ma che probabilmente in origine fossero note o commenti a margine e poi con il tempo o per errore dei copisti, intercalati nel testo stesso” (Gen. 2.12; 2.24; 2.25; 8.22; e il proverbio inserito in Gen. 10.9).

Dal punto di vista linguistico, filologico e stilisico l’affermazone può essere verificata solo dagli esperti della lingua; al contrario, qualsiasi lettore può verificare che se si esclude Gen. 2.12, e quindi si scala di una unità i successivi versetti, essi ritornano vistosamente in sintonia con l’argomento espresso dal nome del numero che li indica. È altresì evidente a chiunque l’incongruenza fra questa nuova “donna” o “moglie”, fra l’altro ricercata nella Fauna, e la femmina, la cui creazione avviene in Gen. 1.27 e l’affermazione è riattestata in Gen. 5.2. In tutta la Creazione non è mai presente un simile tono moralista come in Gen. 2.24 e 25. Ogni lettore può constatare anche che il testo della Creazione ha generalmente un ritmo narrativo sostenuto e costante e, per quanto vi siano anche vari passaggi ripetitivi o più lenti, ve ne sono altri con un ritmo incalzante, come in Gen. 3.9 oppure Gen. 4.9, e il passaggio da Gen. 2.22 a Gen. 3.1 è uno di questi.

In Gen. 8.22: “Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai”, differente in quanto a stile narrativo, le parole raccolta, freddo, caldo, estate, inverno e il verbo cessare, non provengono dal dizionario etimologico. Lo stesso d’Olivét, nonostante lo ritenga estraneo al testo originale, lo traduce e annota: “I termini di questo versicolo non presentano difficoltà. Mi limiterò brevemente a fornirne l’etimologia, sia per soddisfare la curiosità del lettore, sia per mostrargli in che modo il senso geroglifico può passare al senso figurato e al proprio, poiché quasi tutti questi termini sono stati geroglifici in origine”.

Non concordiamo con d’Olivét riguardo a “in che modo il senso geroglifico può passare al senso figurato e al proprio”, poiché in questo caso egli, per poter dare un senso compiuto al versetto, oltrepassa e ignora il senso letterale, il quale sta fra il senso geroglifico e il senso figurato. In tutto il testo della Creazione, il senso è sempre letterale; solo in rarissimi casi la parole esprimono il senso figurato, come la parola “seme” in Gen. 3.15: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei”; e la parola “giorni” in Gen. 6.3: “i suoi giorni saranno 120 anni”, frase in cui la parola “giorni” significa tempo, età, periodo, ciclo.

Le argomentazioni relative al proverbio, inserito in Gen. 10.9, saranno pubblicate insieme alla traduzione del decimo capitolo.

 

 

 

La redazione di Genesi Restituita è sinceramente grata a chiunque voglia informarci di qualsiasi errore, dal più piccolo fino all’incongruenza più grossolana.