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Traduzione Interlineare

Secondo Capitolo

 

 

Nella versione interlineare in lingua inglese è stato possibile aggiungere ampie porzioni del dizionario etimologico, di note, spiegazioni e commenti dello stesso d’Olivét, tratte dalle edizioni inglesi e francesi, prive dei diritti d’autore; inoltre è stato aggiunto il metodo, specificato e dettagliato, impiegato per risalire alle radici etimologiche, determinante nella scelta delle accezioni, per cui la sua consultazione è molto più esaustiva della presente.

In questa sezione le vocali del testo ebraico risultano notevolmente compromesse dalla riproduzione. Comunque il testo originale, sul quale è fondata l’opera di d’Olivét e questo stesso restauro, era privo di vocali, le quali sono state aggiunte in epoca successiva.

L’argomento o gli argomenti principali del capitolo, coincidono con l’argomento etimologico del nome del numero due, cioè la variazione, il cambiamento, il passaggio, la transizione da uno stato ad un altro; la distinzione, tutto ciò che divide e misura. Lo stesso argomento è quasi sempre presente anche nel secondo, dodicesimo ventiduesimo e trentaduesimo versetto di ogni capitolo.

Poiché i numeri e le misure del tempo, come i giorni, i mesi e gli anni, hanno questa duplice facoltà espressiva, quando il testo lo richiede sono tradotti con il significato dei loro nomi.

Per visualizzare la lingua ebraica, scritta da destra a sinistra, è necessario che il computer dell’utente sia fornito dei font della lingua ebraica (vedi homepage).

 

 

 

 

Traduzione dal dizionario etimologico

2:1 E così furono completati il cielo e la terra, in tutta la loro nascita graduale dal loro stato di essenza.

Versione biblica “Luzzi Riveduta”

2:1 Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro.

 

WL±kuy>w:

E furono perfezionati, completati, compiuti, totalizzati

~yIm:ïV'h

Il cielo

#r<a'Þh'w

E la terra

`~a'(b'c.-lk'w

E tutta la loro proveniente germinazione; nascita

 

 

 

 

2:2 Poiché nel settimo giorno, Dio fece nascere attraverso se stesso ciò che aveva fatto; nel settimo giorno fecondò, attraverso l’intero suo essere, ciò che aveva fatto.

2:2 Il settimo giorno, Iddio compì l'opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatta.

 

lk;Ûy>w:

E completò, compi, perfezionò, totalizzò

‘~yhil{a

Dio

~AYæB

Nel giorno; nella manifestazione luminosa della materia

y[iêybiV.h

Il settimo (della fecondazione fisica, materiale)

ATßk.al;m

Mediante la propria pienezza; mediante la consistenza di se stesso

rv<åa

Ciò che

hf'_[

(Aveva) fatto

tBov.YIw

E fecondò, generò, produsse

~AYæB

Nel giorno; nella manifestazione luminosa della materia

y[iêybiV.h

Il settimo (della fecondazione fisica, materiale)

ATßk.al;m.-lK'mi

Mediante tutta la propria pienezza; mediante tutta la consistenza di se stesso

rv<ïa

Ciò che

`hf'([

(Aveva) fatto

 

 

 

 

2.3 Cosi Dio operò nell’essenza del settimo giorno e vi attuò le forze e le leggi della natura, poiché in esso fecondò, attraverso l’intero suo essere, ciò che aveva fatto.

2:3 E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l'opera che aveva creata e fatta.

 

%r<b'Ûy>w

E operò

‘~yhil{a

Dio

~Ayæ-ta

Nell’essenza del giorno, nella manifestazione luminosa della materia

y[iêybiV.h

Il settimo (della fecondazione fisica)

vDEÞq;y>w:;,

E inseminò, diffuse le forze e le leggi della natura

At+ao

Nell’essenza di lui

yK

Poiché

AbÜ

In esso

‘tb;v'

Fecondò, generò, produsse

ATêk.al;m.-lK'mi

Mediante tutta la propria pienezza; mediante tutta la consistenza di se stesso

ar"îB'-rv,a

Ciò che (aveva) creato

~yhiÞl{a

Dio

`tAf)[]l;

Operando, facendo, conformando

 

 

 

 

2:4 Questa è la descrizione della nascita del cielo e della terra nell’atto di essere creati, nel giorno in cui l’Eterno Dio fece la terra e il cielo:

2:4 Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l'Eterno Iddio fece la terra e i cieli.

 

hL,aeä

Queste (sono)

tAdôl.At

Le descrizioni della generazione

~yIm:±V'h

Del cielo

#r<a'Þh'w

E della terra

~a'_r>B")hiB

Nella loro creazione

~Ay©B

Nel giorno, nella manifestazione luminosa della materia

tAf±[]..

(In cui) fece

hw"ïhy

L’Eterno

~yhiÞl{a

Dio

#r<a

Terra

`~yIm")v'w

E cielo

 

 

 

 

2:5 Non esisteva ciò che nasce e cresce dalla natura poiché l’Eterno Dio non aveva ancora dato l’impulso per realizzare la vita sulla terra e non esisteva l’essere umano, distinto in individui che somigliano a Dio.

2:5 Non c'era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna, e nessuna erba della campagna era ancora spuntata, perché l'Eterno Iddio non avea fatto piovere sulla terra, e non c'era alcun uomo per coltivare il suolo:

 

lkoåw

E tutta

x:yfiä

La concezione, l’esistenza realizzata e manifesta

hd<ªF'h

Della natura

~r<j

Prima che, ancora che

hy<åh.yI),…;

Sarà, esisterà

#r<a'êb'

Nella terra

bf,[eî-lk'w

E tutto ciò che cresce formandosi e che si riproduce

hd<ÞF'h

Della natura

~r<j

Prima che, ancora che

xm'_c.yI

Avanzi avidamente, prorompa, divampi l’esistenza

yK

Poiché

al

Non

ryjiøm.hi

(Aveva dato) l’impulso, la mozione alle facoltà delle cose [1]

hw"Ühy

L’Eterno

‘~yhil{a

Dio

#r<a'êh'-l[;/

Sulla terra

~d"äa'w

E l’essere umano

!yIa

Era realmente assente

dboß[]l

Per individualizzare fisicamente [2]

`hm'(d"a]h'(-ta

L’essenza della somiglianza

 

[1] È lo stesso termine usato in Gen. 7.4, cioè la pioggia che darà inizio al diluvio.

[2 Per separare, dividere, individualizzare fisicamente; per la distinzione individuale. Questa parola, nelle nove volte che è presente nel testo, ha sempre questo significato. Vedi anche Gen. 2.15; 3.23; 4.2; 4.12; 9.25/26/27.

 

 

 

 

2:6 Ma solo le facoltà virtuali salivano dalla terra e assorbivano l’aspetto di tutta la somiglianza.

2:6 ma un vapore saliva dalla terra e adacquava tutta la superficie del suolo.

 

daeÞw>

Ma solo l’emanazione; solo l’emanazione virtuale

hl,ä[]y:)

Si elevava

#r<a'_h'-!mi

Dalla terra

hq"ßv.hiw

E avviluppava, era assorbita, riunita, in trazione

.-lK'-ta,(

L’essenza di ogni

`hm'(d"a]h'(-ynE)P

Aspetto della somiglianza

 

 

 

 

2:7 Allora l’Eterno Dio manifestò le facoltà dell’essenza dell’essere umano dalla somiglianza, gli ispirò la vita nelle sue facoltà e l’essere umano fu animato di vita.

2:7 E l'Eterno Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l'uomo divenne un'anima vivente.

 

•rc,yYIw

E manifestò le facoltà potenziali della formazione, creazione [1]

hw"“hy

L’Eterno

~yhiøl{a

Dio

~d"ªa'h'(-ta

All’essenza dell’essere umano

rp'[

La manifestazione fisica, sensibile; la realtà fisica

hm'êd"a]h'ä-!mi

Dalla somiglianza

xP;îYIw

E conferì, impartì, somministrò, dotò, munì

wyP'Þa;B

Nella sua parte dell’anima chiamata apprensione, comprensione

tm;äv.nI

La disposizione, l’elevazione, l’istituzione, la costituzione

~yYI+x

Della vita (plurale, delle vite, delle esistenze)

yhiîy>w

E esistette

~d"Þa'h'

L’essere umano

vp,n<ïl

Come anima

`hY")x;.

Vivente [2]

 

[1] Il verbo usato qui e nel versetto successivo è diverso dal simile in Gen. 2.19; la differenza è minima ma non sono affatto uguali; è composto il primo e radicale semplice il secondo. Il primo significa manifestare le facoltà virtuali delle forme, mentre il secondo significa manifestare le forme. Lo conferma anche lo stile narrativo, poiché nella Creazione le due parole sono usate solo tre volte in qualità di verbi e due volte in qualità di sostantivi in Gen. 6.5 e Gen. 8.21, versetti in cui la traduzione, i disegni dei pensieri, i disegni del cuore, nelle versioni bibliche in italiano, non è troppo lontana dal significato originale.

[2] Solo le facoltà virtuali dell’essere umano furono animate, poiché ogni cosa creata è ancora e solo in essenza.

 

 

 

 

2:8 E l’Eterno Dio stabilì la continuità fisica del corpo organico soggetto al tempo, per la sua origine; e vi pose l’essenza dell’essere umano, al quale ne aveva manifestato le facoltà.

2:8 E l'Eterno Iddio piantò un giardino in Eden, in oriente, e quivi pose l'uomo che aveva formato.

 

[J;úYIw:

E stabilì fisicamente, fissò fisicamente la persistenza/continuità fisica; ciò che è fisicamente costante, continuo, persistente

hw"ôhy

L’Eterno

: ~yhi²l{a/

Dio

.-!G>

Del corpo organico

!d<[eÞB

Nell’estensione temporale

~d<Q<+mi

Dall’origine del tempo [1]

~f,Y"åw

E pose

, ~v

Li

~d"Þa'h'(-ta

L’essenza dell’essere umano

rv<ïa

Al quale (aveva)

`rc")y

Manifestato le facoltà potenziali della formazione, creazione

 

[1] Anche in tutto l’antico testamento il termine significa sia oriente o l’est, che origine o il passato

 

 

 

 

2:9 Poi l’Eterno Dio fece nascere dalla somiglianza ogni sostanza necessaria alla crescita e al completamento fisico, compresa quella sostanza della vita in quel punto in cui si forma il corpo organico e quella sostanza che permette la percezione della generazione e delle forme esteriori.

2:9 E l'Eterno Iddio fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e il cui frutto era buono da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino, e l'albero della conoscenza del bene e del male.

 

xm;úc.Y:w

E fece scaturire l’esistenza, l’avanzare avido dell’esistenza

hw"Ühy

L’Eterno

‘~yhil{a

Dio

hm'êd"a]h'ä-!m

Dalla somiglianza

#[e²-lK'

Di ogni sostanza fisica che cresce, si sviluppa consolidandosi; ciò che cresce realizzandosi

dm'îx.n<

Che estende e completa l’esistenza

ha,Þr>m;l

Verso l’estensione, l’elevazione, l’invasione dello spazio, l’irradiamento

bAjåw>

E che riflette, emette il divenire, il provenire, il propagarsi, il germinare, il produrre, il fruttare

lk'_a]m;l

Per lo strumento (gli organismi) della potenza generativa, che manifesta all’esterno la realizzazione, il completamento, la perfezione

#[eÛw

E una sostanza fisica che cresce, si sviluppa consolidandosi

‘~yYIx;h

Della vita (plurale)

%AtåB

Nel punto in cui si forma [1]

!G"ëh

Il corpo organico

#[e§w>;.;(

E una sostanza fisica che cresce, si sviluppa consolidandosi

t[;D:Þh

Della percezione/sensazione (Fa “sentire” nel testo Samaritano) dovuta a ciò che si mostra, indica, fa apparire, si manifesta

bAjï;

Di ciò che riflette, emette il divenire, il provenire, il propagarsi, il germinare, il produrre, il fruttare

`[r"(w

E determina, origina, emana le sensazioni, la realtà fisica e materiale

 

[1] Nel punto in cui si forma. Questo è il significato etimologico ed è mantenuto in tutte le cinque volte che la parola ricorre nel testo; Gen. 1.5; 2.9; 3.3; 3.8; 9.21.

 

 

 

 

2.10 E una concezione rinnovante fluiva attraverso il tempo per essere assorbita dall’essenza del corpo organico e da li si generava l’esistenza fisica, per divenire in futuro, secondo quattro principi.

2:10 E un fiume usciva d'Eden per adacquare il giardino, e di là si spartiva in quattro bracci.

 

rh'n"w

E una concezione, un accrescimento, una generazione rinnovante

aceäy

Era veniente, uscente, nascente, germinante

!d<[eême

Attraverso l’estensione temporale

tAqßv.h;l

Per essere assorbita dal

!G"+h;-ta

Corpo organico

‘~V'miW

E da ciò

drEêP'yI,.

Si generava, si produceva, si effettuava l’esistenza fisica

hy"ßh'w>

Per essere in avvenire

h['îB'r>a;l.

Secondo quattro

`~yvi(ar

Principi, criteri, modelli, valori

 

 

 

 

2.11 Il nome della prima concezione che accresce e rinnova, è l’apparenza, la manifestazione dell’essere sostanziale ed effettivo; il quale, in tutta la terra, contiene la forza vitale, la causa e il sostegno dell’esistenza; nella manifestazione dell’essere sostanziale ed effettivo si rivela la generazione.

2:11 Il nome del primo è Pishon, ed è quello che circonda tutto il paese di Havila dov'è l'oro;

 

~veî

Il nome

dx'Þa,h'

Della prima (concezione, generazione rinnovante)

!Av+yPi

È l’apparenza, la manifestazione dell’essere sostanziale ed effettivo, in tutta la propria estensione

aWh

Il quale

bbeªSoh;

Circonda e contiene

ta

Nell’essenza

#r<a,ä-lK'

Di tutta la terra

hl'êywIx]h

La forza vitale; tutto ciò che rende possibile l’esistenza, la causa, la sostiene

~v'Þ-rv,a

Il quale (la manifestazione dell’essere è il) luogo proprio

bh'(Z"h

Per riflettere, mostrare la generazione, la produzione

 

 

 

 

2.12 Concordiamo con il D’Olivet nel ritenere estraneo al testo originale questo versetto. Forse in origine è stata una nota a margine del testo, col tempo, per errore dei copisti o dello stesso Esdra, calata poi nel testo stesso. Interrompe visibilmente la narrazione con una allegoria ermetica, molto cruda, estranea al contesto e allo stile narrativo. Per la comparazione fra il numero di versetto e il suo contenuto, ovvero per la comparazione del significato del nome di numero con l’argomento del versetto stesso, si deve tener conto, da qui a fine capitolo, di sottrarre questo versetto aggiunto; cioè, il versetto seguente Gen. 2.13, in realtà è Gen. 2.12.

 

 

 

 

2.13 Il nome della seconda concezione che accresce e rinnova, è lo sviluppo organico individuale; in tutta la terra, lo sviluppo organico individuale contiene l’assimilazione dei principi vitali.

2:13 Il nome del secondo fiume è Ghihon, ed è quello che circonda tutto il paese di Cush.

 

rh"ïN"h;-~ve(w

E il nome della concezione rinnovante

ynIßVeh

La seconda

!Ax+yGI;

La crescita, lo sviluppo organico individuale

aWh

Ciò che

bbeêASh;

Circonda e contiene

taeÞ

Nell’essenza

#r<a,î-lK'

Di tutta la terra

VWK

La conformazione, l’assimilazione dei principi agenti, vitali

 

 

 

 

2.14 Il nome della terza concezione che accresce e rinnova, è la proliferazione, cioè l’esistenza degli esseri, che si espande, suddividendosi in nuovi e più numerosi esseri. La proliferazione è finalizzata, dall’origine, alla continuità dell’essere umano. Il nome della quarta concezione che accresce e rinnova è: la fertilità.

2:14 Il nome del terzo fiume è Hiddekel, ed è quello che scorre a oriente dell'Assiria. E il quarto fiume è l'Eufrate.

 

~ve’w

E il nome

rh"ÜN"h

Della concezione

yviyliV.h;;

La terza

lq,D<êxi

(È) L’esistenza che suddividendosi, frammentandosi (in nuovi e più numerosi esseri) si espande

aWh

Ciò (che)

%lEßhoh

Adempie

tm;äd>qi

Dall’origine del tempo alla

rWV+a

Proliferazione, la diffusione degli esseri

rh"ïN"h;w>;

E la concezione

y[iÞybir>h

La quarta

aWh

Quella (che è)

`tr"(p

La fertilità, la fecondità

 

 

 

 

2.15 E l’Eterno Dio prese l’essenza dell’essere umano e lo pose nel corpo organico soggetto al tempo, per renderlo individuale e gestirlo.

2:15 L'Eterno Iddio prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino d'Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.

 

xQ:±YIw:

E prese

hw"ïhy

L’Eterno

~yhiÞl{a/

Dio

~d"_a'h'(-ta

L’essenza dell’essere umano

WhxeäNIY:w

E gli produsse l’esistenza individuale [1]

!d<[eê-!g:b

Nel corpo organico soggetto al tempo

Hd"Þb.['l

Per renderlo individuale fisicamente

`Hr"(m.v'l.W

E per gestirlo, controllarlo, governarlo, guidarlo, dominarlo

 

[1] Produsse loro l’esistenza individuale. È il nome Noè usato come verbo. Vedi anche Gen. 4.3; 4.4; 4,5; 6.6; 6.7; 8.4.

 

 

 

 

2:16 Perciò l’Eterno Dio diresse l’essere umano, dicendogli di completare il corpo organico mediante il nutrimento.

2:16 E l'Eterno Iddio diede all'uomo questo comandamento: 'Mangia pure liberamente del frutto d'ogni albero del giardino;

 

‘wc;y>w:

E indirizzò, direzionò, diresse, impresse moto

hw"åhy

L’Eterno

~yhiêl{a

Dio

~d"Þa'h'(-l[;/

All’essere umano

rmo=ale

Dicendo

lKoïm

Di ogni

!G"ßh;-#[

Sostanza fisica che cresce per il corpo organico

lkoïa

Alimentando

`lke(aTo

Ti alimenterai

 

 

 

 

2:17 Ma non con quella sostanza che permette la percezione della generazione e delle forme esteriori, ‘poiché nel giorno che ne mangerai causerai lo sviluppo della tua essenza’.

2:17 ma del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai'.

 

#[eªmeW

Ma di quella sostanza che consolida

t[;D:’h

Della percezione/sensazione (Fa “sentire” nel testo Samaritano) dovuta a ciò che si mostra, indica, fa apparire, si manifesta

bAj

L’emissione, il divenire, il provenire

[r"êw

E origina, emana le sensazioni, la realtà fisica

al{ï

Non

lk;Þato

Ti alimenterai

WNM,_mi

Di quel tipo

yKiª

Che

~Ay°B.

Nel giorno, nella manifestazione luminosa della materia

^ïl.k'a

Assimilare a te

WNM,Þmi

Di quel tipo

tAm

Generando, formando

`tWm)T'

Determinerai la tua generazione, la tua conformazione [1]

 

[1] Come vedremo Adamo ed Eva non moriranno; e neppure perderanno la presunta immortalità, poiché la durata della vita, Dio la decreta in Gen. 6.3. Questa parola, che è sempre stata tradotta con morire, è la stessa usata nel quinto capitolo per indicare la morte delle dieci persone, da Adamo a Noè; nonostante il limite di 120 anni, Noè muore a 950 anni, in Gen. 9.29.

 

 

 

 

2:18 E poi l’Eterno Dio disse, non è bene che l’essere umano sia isolato, Io gli farò una forza propria, che sia il riflesso della sua personalità.

2:18 Poi l'Eterno Iddio disse: 'Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole'.

 

rm,aYO’w

E disse

hw"åhy

L’Eterno

~yhiêl{a

Dio

bAj±-al

Non (è) bene, efficente, efficace, generativo [1]

tAyðh

Essere

~d"Þa'h'

L’essere umano

AD+b;l

Nella separazione, isolamento, solitudine sua

ALï-Hf,[/a

Io gli abbinerò, aggregherò, conformerò

rz<[Eß,(

Una forza propria, ausilio, aggiunta

`AD*g>n<K

Che rifletta, specchi di lui

 

[1] Dizionario Etimologico: "Tutto ciò che è produttore e prodotto, tutto ciò che germina, protegge; o riflette gli effetti di ogni causa produttiva, di ogni volontà efficiente, di ogni movimento determinato, di ogni forza generativa, di ogni fruttificazione; tutto ciò che cresce, si propaga, germina; tutto ciò che si conserva integro; tutto ciò che si difende e resiste alla corruzione"

 

 

 

 

2:19 Cosi l’Eterno Dio mostrò dalla somiglianza, la figura di tutta la vita della natura e tutti gli uccelli del cielo all’essere umano, per vedere quali nomi gli avrebbe dato; e stabilì che le caratteristiche, con le quali l’essere umano avrebbe nominato gli esseri viventi, divenissero il loro nome.

2:19 E l'Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all'uomo per vedere come li chiamerebbe, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli darebbe.

 

rc,YIw:

E mostrò l’immagine, la figura, il modello

hw"“hy

L’Eterno

~yhiøl{a

Dio

hm'ªd"a]h'(-!mi

Dalla somiglianza

tY:Üx;-lK'

Di tutta l’esistenza de

hd<F'h

La natura

taew>

E l’essenza di

@A[å-lK'

Ogni volatile

~yIm;êV'h

Del cielo

abeY"w:;

E fece provenire ciò

~d"êa'h'ä-la

Verso l’essere umano

tAaßr>li

Per vedere

Al=-ar"q.YI-hm

Quale nome designerà a ciò

•lkow

E tutto

rv,’a

Ciò che

Alô-ar"q.yI

Designerà a ciò

~d"²a'h'

L’essere umano

vp,n

Anima

hY"ßx

Viva, esistente

aWhï

Quello

`Am*v

Nome suo

 

 

 

 

2:20 E l’essere umano diede dei nomi a tutti gli animali, agli uccelli in cielo e a tutti gli esseri della natura; ma per l’essere umano non si trovò quella forza propria, quale riflesso della sua personalità.

2:20 E l'uomo dette de' nomi a tutto il bestiame, agli uccelli dei cieli e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò aiuto che gli fosse convenevole.

 

ar"’q.YIw

E designò

~d"øa'h'

L’essere umano

tAmªv

Nomi

‘hm'heB.h;-lk'l

A ogni quadrupede

@A[ål.W

E ai volatili

~yIm;êV'h

Del cielo

lkoßl.W;.

E a tutta la

tY:åx

Vita del

hd<_F'h

La natura

~d"§a'l.W;;

Ma per l’essere umano

ac'îm'-al

Non si ottenne, non scaturì

rz<[

(Quella) forza propria, ausilio, aggiunta

`AD*g>n<K

Quale riflesso, specchio di lui.

 

 

 

 

2:21 Allora l’Eterno Dio distinse l’essere umano con la facoltà di intendere e volere, il quale manifestò l’io; prese una delle sue proiezioni fisiche e vi innescò le facoltà delle forme corporee.

2:21 Allora l'Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che s'addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa.

 

lPeY:w:

E distinse, privilegiò, impreziosì

hw"“hy

L’Eterno

~yhiól{a

Dio

hm'²DEr>T

Con il dominio, con la volizione. La dominazione che è il risultato della costanza e della forza d’animo

: ~d"Þa'h'-l[;;

All’essere umano

!v"+yYIw

E (gli) manifestò la realtà dell’essere; realizzò, rese effettivo l’io, la sfera dell’attività morale

xQ;ªYIw

E prese

tx;a;:

Il vertice, l’inizio, la punta, una, una unità

wyt'ê[ol.C;mi

Facente proiezione fisica, corporea di lui; estrasse una proiezione di lui

rGOðs.YIw

E accrebbe, ne aumentò le facoltà fisiche

 rf"ßB'

Delle forme corporee

`hN"T<)x.T

Sottomesse a lei, dipendenti da lei (la volizione)

 

 

 

 

2.22 E l’Eterno Dio formò l’essenza della proiezione fisica, presa dall’essere umano per la facoltà di intendere e volere e la fece provenire nell’essere umano.

2:22 E l'Eterno Iddio, con la costola che avea tolta all'uomo, formò una donna e la menò all'uomo.

 

•!b,YIw

E produsse, generò

hw"“hy

L’Eterno

~yhiól{a

Dio

[l'²Ceh;-ta

L’essenza della proiezione sensibile, fisica

xq:ïl'-rv,a

Che prese

~d"Þa'h'(-!mi],(

Dall’essere umano

hV'_ail

Per il principio agente, per il principio attivo, per la facoltà (di intendere e volere)

h'a,Þbiy>w:

E la fece provenire

`~d"(a'h'(-la

All’essere umano

 

 

 

 

2:23 Allora l’essere umano disse, questo è proprio il mio legame con la realtà fisica e con il mio corpo e la chiamò, facoltà di intendere e volere, poiché era stata presa, quale proiezione, dall’esistenza compiuta dell’essere umano.

2:23 E l'uomo disse: 'Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo'.

 

rm,aYOw

E disse

~d"a'h'

L’essere umano

taz

Questa (è)

~[;P;ªh

La riunione, la congiunzione

~c,[;

Con il legame fisico; il nodo, l’intreccio con la realtà fisica, con i sensi

ym;êc'[]me

Che mi lega e mi intreccia alla realtà fisica dei miei sensi

rf"ßb'W

E forma corporea

yrI+f'B.mi

Delle mie forme corporee

tazOl.

A quella

arEäQ'yI

La chiamò, designò, definì

hV'êa

Principio agente, facoltà

yKiî

Poiché

vyaiÞme

Dall’essere

`taZO*-hx'q\lu

Quella (è stata) presa

 

 

 

 

2:24; 2:25 Questi due versetti, estranei all’argomento, interrompono drasticamente la continuità col capitolo successivo. Non hanno lo stile ne il modo del narratore e sembra siano più la riflessione di qualche commentatore, dapprima scritta in margine al testo e passata col tempo nel testo stesso.  !Ke-l[;  su-questo-dunque, basta a provare l’intercalazione; questo termine, impiegato solo qui e nel proverbio aggiunto in Gen. 10.9, quanto al suo uso grammaticale, è estraneo al testo della Creazione.

 

 

 

 

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